Voet ritrattista di Corte

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a cura di Francesco Petrucci

Ferdinand Voet

Ritrattista di Corte tra Roma e l'Europa del Seicento

Pagine: 78

Illustrazioni: 37 tavole a colori

Rilegatura: Brossura

ISBN: 88-7003-038-5

Disponibilità: esaurito

Ferdinand Voet

La mostra su Ferdinand Voet allestita a Castel Sant’Angelo rende finalmente omaggio a un maestro della ritrattistica del Seicento per troppo tempo dimenticato, come d’altronde e avvenuto per altri sommi artisti della stessa epoca riscoperti soltanto in tempi recenti.

Allo studio pionieristico di Pierre Bautier del 1939, si sono aggiunti gli importanti contributi di Didier Bodart, Jacques Wilhelm, Arnauld Brejon de Lavergnée: tutti studiosi stranieri in considerazione delle caratteristiche internazionali del pittore, fiammingo di origine, romano e poi francese di adozione.

Le qualità pittoriche e di resa fisionomica della ritrattistica del Voet furono tuttavia riconosciute anche da insigni studiosi italiani come Federico Zeri e Giovanni Incisa della Rocchetta, che studiarono numerose sue opere presenti nelle collezioni romane, riconoscendovi i rapporti stilistici e le confusioni attributive con Maratta e Baciccio.

La mostra si accompagna alla pubblicazione del catalogo completo del pittore a cura di Francesco Petrucci, che ormai da alcuni anni si occupa del pittore fiammingo e della ritrattistica romana del Seicento.

Mostra e catalogo rivelano ben evidenti le caratteristiche specialistiche della produzione del Voet, dedicata esclusivamente al ritratto, come fecero tanti suoi conterranei che amarono praticare un solo genere sulla scia della tendenza alla specializzazione propria di artisti nordici di cultura caravaggesca, con uno spiccato interesse naturalistico; ma anche la notevole qualità pittorica della sua produzione, in un raro equilibrio tra introspezione, aulica rappresentatività e garbo raffinato, causa del suo enorme successo presso i contemporanei.

Indicativamente gran parte delle opere provengono dalle collezioni patrizie (Chigi, Colonna, Odescalchi, Pallavicini, Spada, Valperga di Masino) solo recentemente e in parte confluite in musei pubblici come il Palazzo Chigi di Ariccia e il Castello di Masino. Voet fu infatti il pittore dell’aristocrazia, avendo scelto nella sua specializzazione anche una sola classe da ritrarre. Possiamo così ripercorrere attraverso le sue opere i volti dei protagonisti della Roma papale e dell’Europa del tardo Seicento, forse come nessun altro al suo tempo ebbe modo di fare, sulla scia dell’esempio del suo grande compatriota Van Dyck.